Offendere il datore su facebook è giusta causa di licenziamento

La Corte d’Appello di Torino, con sentenza del 17 luglio 2014, ha affermato che l’utilizzazione dei social network per diffondere l’opinione del lavoratore su comportamenti datoriali implica necessariamente l’accettazione che le espressioni postate possano diffondersi ben oltre i limiti formali rappresentati dagli interlocutori, e vengano comunque a conoscenza di un numero imprecisato e indiscriminato di soggetti, ledendo irrimediabilmente il vincolo fiduciario. A tal fine ciò che rileva è che sia identificabile il soggetto che diffonde le espressioni contestate, anche quando il datore di lavoro non è espressamente nominato.

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