Organismi di rappresentatività diversi. Criteri di ammissibilità

La Cassazione, con sentenza 15437/2014, ha affermato che l’autonomia collettiva può prevedere organismi di rappresentatività sindacale in azienda diversi rispetto alle rappresentanze sindacali aziendali, assegnando ad essi prerogative sindacali non necessariamente identiche a quelle delle r.s.a., con l’unico limite, di cui all’art. 17 l. 300/1970, del divieto di riconoscere a un sindacato un’ingiustificata posizione differenziata, che lo collochi quale interlocutore privilegiato del datore di lavoro. Ne consegue che il combinato disposto degli artt. 4 e 5 dell’Accordo interconfederale del 20 dicembre 1993 (istitutivo delle r.s.u.), deve essere interpretato nel senso che il diritto di indire assemblee, di cui all’art. 20 l. 300/1970, rientra tra le prerogative attribuite non solo alla r.s.u. considerata collegialmente, ma anche a ciascun componente della r.s.u., purchè questi sia stato eletto nelle liste di un sindacato che, nella azienda si riferimento, sia, di fatto, dotato di rappresentatività, ai sensi dell’art. 19 l. 300/1970, quale risultante a seguito della sentenza della Corte Costituzionale 231/2013.

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